Sensorialità

PREMESSA

Lo studio del comportamento autistico non può prescindere dall’applicazione di una valutazione attraverso una scienza integrata. Ci si deve concentrare sui meccanismi d’azione, struttura e funzione sono inseparabili. L’alimentazione è una parte complessa perché, oltre agli aspetti organici, comprende tutto l’apparato sensoriale, non solo in un bambino diversamente abile ma nello specifico per un bambino con un profilo rientrante nello spettro autistico non verbale, l’alimentazione rappresenta la soddisfazione di un elemento istintivo e primario per cui è prioritario. Se le “condizioni” in cui la gestualità nell’alimentazione non appare sicura, precisa e costante, nel bambino si mettono in un atto elementi di grave aggressività e/o autolesionismo di difficile contenimento, per cui si ritiene opportuno con la presentazione di questo progetto creare un contesto “rituale sequenziale” atto a prevedere comportamenti di questa natura.

MODALITà DELL’ATTO COMUNICATIVO:

La discronia tra reale e virtuale, permette di intervenire in ambito educativo, al fine di garantire un percorso utile e concreto nell’inserimento sia in ambito mensa sia come integrazione alimentare, attraverso:

1 = la grammatica gestuale
2 = il rituale sequenziale (non d’affidamento)
3 = le immagini

GRAMMATICA GESTUALE

La grammatica gestuale permette al bambino come stabilire i rapporti tra spazio e tempo, come rappresentare “l’esistenza” ovvero come trasportare e ritmare il tempo della realtà. La parola, il linguaggio esprimono ambiguità invece i gesti devono essere precisi in modo da rendere l’azione immediatamente visibile e senza equivoci. Il gesto ricrea le convenzioni attraverso il suo simbolismo silenzioso. La costanza dei gesti che si fissano vengono a creare dei movimenti (azioni) che il tempo restituisce. Un gesto o una creazione ripetuta quotidianamente si rinnova ogni volta per mezzo della sensibilità rinascente. Per cui non è stereotipia, ma coinvolge il concetto hic et nunc, in quanto il bambino a prescindere dalla sua caratteristica discronia allaccia la realta’ del coerente. L’improvvisazione del gesto, che rientra nell’ambito del contenimento, deve avere forma e contenuto e deve essere codificata perché ci sia una maggiore comprensione da parte del bambino . Il gesto va regolato; la sensibilità e la riflessione regolano il “peso” dello stesso per definire durata, sospensione e identificazione del tempo e dello spazio.

GESTUALITà E RITUALITà: strategie dell’atto comunicativo

Avvalendosi di una grammatica gestuale acquisita si orienta il bambino a un ambito rituale rafforzativo di un comportamento premiante che consente di raggiungere l’obiettivo voluto (mensa). Attraverso il rito (della messa in tavola) e dell’ impianto pone il bambino nella condizione spazio temporale del momento relativo al pasto. Il ritmo dei gesti, la loro costanza fanno si che il presentediscronico trovi , oltre alla sua valenza simbolica, una componente reale che induce il bambino, attraverso la soddisfazione alimentare, a ripetere il rito per la soddisfazione di un bisogno primario. L’ambito conviviale della mensa ed ulteriormente la presenza di un gruppo favoriscono la messa in moto dell’apparato imitativo spronando in questo modo il bambino ad inserire attraverso l’assaggio nuovi generi alimentari.

IL RITUALE SEQUENZIALE

L’aspetto rituale coinvolge atti sequenziali eseguiti secondo norme codificate che divengono “normative”, il rito in questa applicazione non è un “affidarsi” del bambino, ma bensì un sistema normativo che crea al bambino le condizioni di riferimento e sicurezza che necessita per sperimentare nuove opportunità alimentari . I riti periodici che hanno uno schema ordinato sono per un bambino autistico un forte riferimento premiante della loro costanza nel rispetto delle norme perché li conduce all’obiettivo.

SEQUENZA DI STRATEGIA COMUNICATIVA:

Dunque il bambino si muoverebbe attraverso 3 livelli comunicative:

1  Codifica del messaggio (GESTO – SPAZIO – TEMPO)

2  La ritualità del gesto

3  Il rispetto normativo delle sequenze d’azioni I riti periodici che hanno uno schema ordinato sono per un bambino autistico un forte riferimento premiante della loro costanza nel rispetto delle norme perché li conduce all’obiettivo.

Presentazione del progetto

La ricerca si basa sull’indagare l’uso delle tecnologie digitalididattico pedagogiche per sviluppare nei bambini in etàscolare forme di comunicazione funzionali nel contesto mensa. Come primo obiettivo si intende osservare come i bambini (DSA) comunicano attraverso i canali verbale e/o non verbale con gli attori sociali che li circondano, limitatamente al contesto scolastico.

Il progetto si articola in tre fasi, le quali una volta sviluppate,e ottenuti risultati significativi, si tradurranno in un progetto applicativo.

1  Osservativa
2  Analitica/deduttiva (delle osservazioni e dei dati raccolti)
3  Sperimentale, progettuale.

Per quanto riguarda la fase 1 si intende orientare le osservazioni verso:

A) Quale strategia comunicativa utilizza il bambino nel momento di specifiche attività,

B) Quale modalità il bambino mette in atto per uno scambio comunicativo funzionale, ovvero:
–  Quali strategie di decodifica dei messaggi
–  Quali forme ricettive dei messaggi,
–  Quali forme espressive si manifestano nei momenti di ricezione ed emissione spontanea dei messaggi.

C) Quale autonomia comunicativa esprime il bambino nell’esecuzione di:
–  Attività strutturate (a tavolino);
–  Attività non strutturate esplicitazione dei bisogni primari (es: momento del pasto);

Nella seconda fase, sulla base dei risultati ottenuti dalle osservazioni, si intende individuare alcune tecnologie digitali interattive da sottoporre ai bambini (DSA) coinvolti nel progetto. Le tecnologie scelte verranno testate sui soggetti per poter essere , in una fase progettuale successiva, potenziate e rese maggiormente usabili al fine di perseguire gli obiettivi sopra citati

FASCIA DI ETA’: bambini di età da 6 a 11 e bambini con autismo.

STRUTTURE COINVOLTE:  Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e Dipartimento di Design del Politecnico di Milano.

DURATA DEL PROGETTO DI RICERCA:  tre anni come da CONVENZIONE QUADRO non onerosa tra l’Università Di Milano Bicoccca e l’Istituto Comprensivo Giovanni Pascoli di Milano. In particolare all’interno di questo periodo sono previsti 18 mesi di sperimentazione.

OBIETTIVI:
1   Orientare le competenze del bambino a nuove esperienze percettive per sviluppare nuove forme comunicative;
2  Sfruttare le flessibilità dei sistemi tecnologici per sviluppare un approccio inclusivo delle diversità nelle capacità comunicative.
3  Sperimentare strumenti fisici di interazione e interfacciamento con la tecnologia digitale (LIM e altri dispositivi tecnologici progettati ad hoc con particolare attenzione all’open source) per l’affinamento di modalità comunicative secondo obiettivi pedagogici specifici.
4 Favorire e sostenere nel gruppo educativo nuove riflessioni sul tema della comunicazione per mezzo delle tecnologie digitali interattive nei primi anni di vita;
5  Approfondire e amplificare la conoscenza nel gruppo educativo in merito all’approccio sinestesico e alla sua utilità in ambito didattico-pedagogico;

METODO DELLA RICERCA:
Il percorso interattivo sarà definito da una serie di attività che si basano sull’approccio esplorativo in situazionistrutturate e semi-strutturate, dotate di oggetti/strumenti tecnologici che offrono la simulazione di alcune esperienze/eventi naturali che normalmente si manifestano nel quotidiano.

METODO DELLA RICERCA PEDAGOGICA:
Osservazioni delle attività svolte carta e matita riportate nel diario quotidiano, osservazioni effettuate in contesto e in tempo reale, e relative a ogni attività svolta da ciascun bambino.
Video-etnografico per le osservazioni posteriori alle attività (le osservazioni sono state fatte sul girato e non su filmati con montaggio).

METODO DELLA RICERCA TECNOLOGICA:
Stato dell’arte della tecnologia digitale interattiva esistente. Osservazioni della modalità d’uso adottata dal soggetto.

STRUMENTI UTILIZZATI:
Sperimentazione con oggetti del quotidiano da utilizzare in ambito reale, facendo riferimento alle attività del quotidiano.

RITAGLI:
Il percorso interattivo sarà definito da una serie di attività che si basano sull’approccio esplorativo in situazioni strutturate e semi-strutturate, dotate di oggetti/strumenti tecnologici che offrono la simulazione di alcune esperienze/eventi naturali che normalmente si manifestano nel quotidiano.

Quando possibile, per alcune attività è stata coniugata la dimensione esplorativa di tipo immersiva in modo da potenziare la sensibilità percettiva del bambino. Il contesto didattico prescolare come i bambini si approcciano all’uso delle tecnologie interattive digitali per l’apprendimento di differenti forme percettivo-sensoriali.
1  Individuare un ipotetico percorso pedagogico innovativo (da allestire in futuro) basato sull’apprendimento di esperienze cognitive per mezzo di tecnologie interattive in relazione al tipo di esplorazione;
2  Testare il percorso pedagogico didattico innovativo per un’integrazione delle esperienze del quotidiano di tipo reale.
3  Approfondire la conoscenza su come rendere operante questo percorso pedagogico innovativo nei contesti educativi per la scuola primaria fino alla messa in opera definitiva.
4  Sviluppare il rapporti multidisciplinari nell’ambito dell’uso della tecnologia digitale per la didattica.

Eugenia Massone

 

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Esistono persone che per alcune anomalie di tipo funzionale o anatomiche del proprio organismo , presenti sin dalla nascita o causate da eventi traumatici, posseggono un’altra “leggibilità” del mondo esterno. Le loro esperienze della realtà che li circonda sono vissute attraverso sensazioni e percezioni modificate, o talvolta amplificate che interagiscono tra loro e generano una complessa intelligibilità dell’ambiente.

Antonio Damasio nel suo libro Emozione e coscienza (2000) ha scritto che “… l’identità di un uomo è radicata nel suo corpo… e conosciamo il mondo attraverso i sensi del nostro corpo …” La sensazione così come la percezione sono facoltà che implicano la presenza di un corpo. Ma quali sono le sensazioni che formano un corpo? Come lo possono influenzare e come tali sensazioni in determinati casi possono essere potenziate o depotenziate?

Ernst Mach nel suo trattato The Analysis of Sensations (1959), ha definito che ” non sono i corpi che generano le sensazioni, ma sono i complessi di sensazioni che formano i corpi … Non sono le cose, ma i colori, i suoni, le pressioni, gli spazi, i tempi (ciò che noi ordinariamente chiamiamo sensazioni), essi sono i veri elementi dell’universo ” Tuttavia va rammentato che “i complessi di sensazioni”, di cui parla Mach, formano i corpi nel momento in cui questi sono in grado di ricevere correttamente gli stimoli. La percezione di spazi, colori e suoni avviene nel momento in cui ciascun ricettore preposto possiede caratteristiche anatomico-fisiologiche integre e specifiche alla ricezione di quel determinato stimolo.

Poco si conosce in merito a come, per esempio, si forma un corpo che avverte sensazioni in eccesso, oppure all’opposto che non può riceverle e nemmeno evocarle? Osservare come il corpo risponde agli stimoli dell’ambiente, e che cosa accade dal punto di vista fisiologico, nel momento in cui i segnali lo invadono, è un argomento d’indagine importante e di estremo interesse per poter studiare e il analizzare significato e la complessità dell’intersensorialità delle percezioni parallele. Quei corpi che ricevono l’esperienza del mondo attraverso alterate sensazioni di luci, ombre, colori, o suoni sono corpi che non si formano attraverso i complessi di sensazioni collegabili ad un “sentire” comune, sono corpi che si formano mediante un’altra esperienza sensoriale la cui conoscenza può aiutarci a rendere un mondo accessibile a tutti.

1  Si possono citare i casi di persone non udenti o non vedenti o più semplicemente di persone con alterazioni o incapacità di vedere e percepire il colore; a tale proposito cfr. i testi di Oliver Sacks, Un antropologo su Marte (1995) e L’isola dei senza colore (1997).
2  Se si prendono due elementi x e y, nell’insieme del processo si genera comunque in questa azione una corrispondenza biunivoca che a x associa y Se si prende come esempio il processo di visione del colore rosso (elemento x) a questa azione corrisponde in modo biunivoco che al rosso si associa dal punto di vista fisiologico una alterazione dell’attività cardiaca ed un incremento dell’attività delle ghiandole surrenali, mentre dal punto di vista emotivo/psicologico e culturale un associazione al concetto di attenzione (elemento y).
3  Antonio Damasio, Emozione e coscienza, Adelphi, Milano 2000
4 Su questo argomento Crf: Michéa, Claude Francçois, Du délire des sensations, Labé Libraire de la Faculté de Médicine, 1846; il testo si trova in formato digitale al sito web: http://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=nyp.33433011466905.
5  Mach Ernst, The Analysis of Sensations, and the relation of the physical to the psychical, Dover Publications Inc., New York City, New York, 1959, pag 2.
6  F. Ceglie, The Concept of Synaesthesia in the Late Nineteenth an Early Twentieth Century, in History & Philosophy of Psychology, (2007), Vol. 9 (2), 57-61, British Psychologycal Society; A. Alfaro, A. Bernabeu, C. Agullo, J. Parra, E. Fernandez, Hearing colors: an example of brain plasticity, Frontiers in Systems Neuroscience, 04/2015 doi:10.3389/fnsys.2015.00056, the full text is available in digital format at website:

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Conoscenza e percezione

Milano, 2 Aprile 2016
Anna Poli

Questo mio intervento vuole rivisitare questioni già note in merito ai processi di conoscenza che l’uomo mette in atto. Tuttavia mi sembrano riflessioni sempre fondamentali da cui partire, per parlare di conoscenza e percezione anche in questa giornata sull’autismo.
Quando parliamo di conoscenza, il primo quesito che viene in mente è quello relativo alla correlazione tra il mondo fisico esistente e ciò che i nostri organi di senso restituiscono della realtà fisica.
A tale riguardo possiamo ricordare le riflessioni di Leonardo da Vinci il quale, nel XV secolo, scrisse che tutta la nostra conoscenza è costruita sulla percezione.
Insieme a Leonardo possiamo citare i filosofi dell’empirismo come John Loche, David Hume e George Berkeley che, a partire dal XVII secolo, erano tutti d’accordo nell’affermare che i sensi hanno un ruolo primario nello sviluppo della conoscenza. In particolare John Loche nel suo trattato del 1689 scrisse che “la percezione è il primo fatto conoscitivo” e “che non c’è nulla nell’intelletto umano che non ci sia stato nei sensi”.1
Di parere diverso erano invece i filosofi razionalisti, come René Descartes, loro sostenevano che i soli responsabili del processo di acquisizione della conoscenza sono degli schemi percettivi innati che ci consentono di classificare, le informazioni che acquisiamo attraverso i sensi.
Di estremo interesse fu, all’epoca, il dibattito tra Berkeley e Descartes in merito a due questioni ancora oggi attuali: una è la qualità della percezione e l’altra è l’affidabilità e l’oggettività dell’esperienza sensoriale.
Per quanto riguarda la qualità della percezione e in particolare la percezione della profondità nel processo visivo-percettivo Berkeley affermava che:

le immagini formate sulla retina hanno una struttura bidimensionale e per questo motivo non è possibile che queste indicazioni possano restituire elementi sufficientemente affidabili per poter conoscere profondità e distanza di un oggetto o di un fenomeno osservati.2

Per quanto riguarda invece l’affidabilità e l’oggettività dell’esperienza sensoriale il dibattito tra i due filosofi era improntato su due domande. La prima si riferisce alla risposta dei sensi e se questa è sempre affidabile? La seconda si riferisce a Quando si può parlare di sensazione e quando di percezione?
Descartes riteneva che un osservatore può ricavare la distanza degli oggetti osservati tramite un innato “ragionamento geometrico”, un calcolo derivato dalla ragione. Mentre Berkeley invece era su una posizione differente: egli negava che nel processo conoscitivo potessero esistere i calcoli descritti da Descartes. Berkeley sosteneva che la vista non può percepire immediatamente la profondità: quest’ultima per essere desunta ha bisogno dell’associazione di cose viste e di cose toccate.

Dunque le teorie empiriste, relative alla percezione visiva della profondità, già allora invocavano l’esistenza di associazioni tra i sensi: per esempio, si sosteneva che le sensazioni visive chiamerebbero in causa le sensazioni tattili oppure le sensazioni sonore.3
E da quel momento il dibattito non si è più fermato, tanto che nelle scienze cognitive il tema è attuale ancora oggi.
Ma noi oggi come dobbiamo porci nei confronti di queste teorie e in particolar modo queste teorie possono essere fonte di ispirazione anche quando proviamo a considerare le altre modalità percettive della realtà?

Nella storia della percezione, la nascita della psicofisica è stata un altro importante passo avanti nello studio del sistema percettivo umano: dallo sviluppo delle teorie del sensismo empirista4 agli studi sostenuti in campo fisiologico, ecco che incontriamo Gustav Theodor Fechner, il quale scoprendo la psicofisica, avviò l’era di una nuova scienza che studia il rapporto tra le caratteristiche fisiche degli stimoli e le corrispondenti risposte degli organi recettoriali, questo ha consentito all’uomo di poter quantificare finalmente le sensazioni in termini matematici.5

Le neuroscienze oggi e in particolare la neurofisiologia hanno dimostrato scientificamente che il processo percettivo nasce dalla risposta recettoriale agli stimoli presenti nell’ambiente. E questa risposta può essere oggi indagata da due diversi metodi: quello psicofisico e quello neurofisiologico, in ambedue i metodi la risposta dei recettori agli stimoli rappresenta comunque l’origine del fenomeno percettivo.6

Dunque a fronte di questo bagaglio di idee tra la Filosofia e le conquiste della Scienza, oggi noi come ci nei confronti di chi possiede un’altra modalità di percepire il mondo? Certamente abbiamo il compito di continuare a riflettere nell’ottica di coloro i quali percepiscono il mondo in un altro modo. Abbiamo gli strumenti della psicofisica e della neurofisiologia che molto ci possono documentare in modo oggettivo.

Tuttavia la continua osservazione, il monitoraggio costante e assiduo, l’ascolto e il cercare di interpretare gli effetti degli stimoli su questi nostri ragazzi sono gli strumenti che consentiranno a noi adulti di ottenere ulteriori dati per studiare e migliorare il loro percorso conoscitivo.
Grazie ad un lavoro quotidiano con questi ragazzi, su di loro e per loro noi intendiamo indagare la qualità della loro percezione, l’affidabilità e l’oggettività della loro esperienza sensoriale al fine di poter migliorare la comprensione delle loro percezioni e della loro conoscenza del mondo che quotidianamente costruiscono.

1  Loche J., Saggio sull’intelletto umano, Torino, 1972. Cfr anche Etienne Bonnot de Condillac, il quale scrisse nel suo trattato sulle sensazioni che il fatto originario è la sensazione (Traité des sensations, 175), precursore della teoria sensista empirista di Loche egli fu concorde solo in parte. Oltre agli studi di Loche, nel secolo XVIII fu di fondamentale importanza la scoperta delle fibre nervose che portò ad affermare che esse sono responsabili della nostra sensibilità e dei nostri movimenti nello spazio.
2 A. I. Goldman, Applicazioni filosofiche della scienza cognitiva, il Mulino, Bologna, 1993.
3 Tutti gli stimoli provocano nel corpo umano delle reazioni in più canali sensoriali. Ciascun canale può percepire simultaneamente colore, suoni, forme, texture, odori, sapori e movimento. Nell’ambiente esistono stimoli di diversa natura e i recettori degli organi sensori sono coinvolti nella loro ricezione. La risposta del recettore è l’effetto conseguente allo stimolo che il corpo riceve. Cfr: Gussoni M., Monticelli G., Vezzoli A., Dallo stimolo alla sensazione. Fisiologia degli organi di senso, Ambrosiana, Milano, 2006
4 Sul sensismo e l’empirismo cfr: T. Maldonado, 2005
5 Tutti gli stimoli provocano nel corpo umano delle reazioni in più canali sensoriali. Ciascun canale può percepire simultaneamente colore, suoni, forme, texture, odori, sapori e movimento. Nell’ambiente esistono stimoli di diversa natura e i recettori degli organi sensori sono coinvolti nella loro ricezione. La risposta del recettore è l’effetto conseguente allo stimolo che il corpo riceve. Cfr: Gussoni M., Monticelli G., Vezzoli A., Dallo stimolo alla sensazione. Fisiologia degli organi di senso, Ambrosiana, Milano, 2006
6 Adrian E.D., The basis of sensation: the action of the sense organs, Christophers London, 1928. Adrian nel 1928 poté registrare, per la prima volta, i potenziali di azione di una fibra nervosa, oggi le moderne neuroscienze grazie alla PET e alla Risonanza Magnetica Funzionale (fRMI) hanno a disposizione ulteriori informazioni in merito alla fisiologia delle funzioni degli organi di senso, queste due tecniche di rilevamento dei dati permettono di osservare le regioni corticali dell’uomo in fase di la reazione ad un determinato stimolo.